Non ha più senso continuare a tenere questo blog. Lo avevo aperto tre anni fa con uno scopo preciso, e ha funzionato, aiutandomi in quel periodo molto difficile. Ora è un altro periodo molto difficile, ma è un altra storia. Voglio riprendermi la vita e continuare a scrivere qui significa mantenere comunque, in ogni caso, un legame con quel qualc(uno)osa che ora non ha più motivo d'essere. Scrivevo qui per comunicare con quel qual(cuno)osa, aggirando un ostacolo che invece andava saltato e superato prima. Mi aggrego a quasi tutte le persone che ho conosciuto qui e che ora non scrivono più, che hanno preso altre strade. Per me questo blog ha significato molto. Era uno sfogo. Un modo per esprimere i miei pensieri senza censure. Un modo per confrontarmi con gli altri. Ora è solo un ricordo. E non si può vivere di ricordi ma bisogna, si deve andare avanti.
Saluto tutti quelli che in questi tre anni mi hanno letto con più o meno costanza (43000 persone circa ad oggi), e che ho scoperto continuano a farlo anche da "esterni". Molti di loro sono diventati amici (soprattuto amiche) nella vita reale, che è la cosa più importante, pertanto non li perderò non scrivendo più qui.
Mi sento triste. Ma è una cosa che devo fare. Il taglio netto è l'unica via. Ho cancellato i box e le colonne, ma ho lasciato i post. Verrò qui a rileggerli ogni tanto.
Aprirò un altra pagina da qualche altra parte, sicuramente non qui come altri han fatto. Sarebbe come dire di voler buttare via i vestiti vecchi, e poi ne compri uno uguale a quelli che avevi. No. Voglio altre situazioni. Altre esperienze. Taglierò i capelli ma terrò un po' di barba. Mi comprerò i jeans e i giubbotti che piacciono a me. E il poster di Marilyn. Gli altri a volte fanno scelte che ti condizionano in maniera determinante, ma noi abbiamo la possibilità di fare altre scelte che sono nostre e di nessun'altro. Fermarsi vuol dire perdere, e io voglio andare avanti.
Tutto è dentro me e mi accompagnerà sempre. Ma una nuova vita mi aspetta. Altri incontri, altre delusioni, altre felicità, sempre con la consapevolezza che ogni cosa che ti capita ha un suo preciso significato.
State sereni e non abbiate paura di niente, anche il dolore serve.
Presi la farfalla che era posata sul ramo più basso e la strinsi tra le mani. Non forte, s'intende, ma la presa era abbastanza salda da impedirle di volare. Che colori, che forme! Ali possenti, eleganza nei tratti, sfumature mai viste. Tornai a casa e misi la farfalla in un vaso di vetro. Lavoravo alle mie cose sul computer e ogni tanto guardavo la farfalla, che sbatteva le ali e quei colori si confondevano tra loro creando apoteosi di bellezza. Dopo un paio d'ore, notai che la farfalla sembrava soffrire. Il vaso era troppo piccolo. Ne presi uno più grande, un ampolla capiente e spaziosa che avevo in cantina. Lì la farfalla sembrò trovare nuova vita. Volava dentro il vaso in su e in giù, a destra e a sinistra.
Tornai al mio lavoro sul computer. Per un po' non ci pensai, poi avevo di nuovo voglia di godere di quei colori e di tutta quella bellezza. Guardai dentro l'ampolla e la farfalla era immobile. Scattai in direzione del vaso con l'ansia nel cuore. Alzai il coperchio e subito la farfalla si librò in volo, volteggiando per la stanza, fino posarsi sul muro. Il bianco dello sfondo rendeva quei colori irresistibili, quei colori erano il tutto, erano il mare e le montagne e il mondo e l'Universo. Cercai di prenderla, ma ogni volta che mi avvicinavo volava via. Eppure in giardino si era fatta prendere. Cosa era cambiato? Poi capii. Una farfalla così bella non deve essere rinchiusa in un ampolla di vetro. Deve volare, andare in giro per il mondo e farsi ammirare in tutto il suo splendore. Anadi alla finestra e la aprii. La farfalla si appoggiò sul davanzale. Sbattè le ali, poi volò via.
Vola, farfalla, vola e vivi ciò per cui sei nata: libertà d'espressione, realizzazione di sogni. La Vita, insomma.
E' notizia recente che chi vuole diventare un prete, non può avere gusti sessuali omo. Ora, se è vero che siamo tutti uguali, e se è vero che tutti i preti, potenzialmente, hanno orientamenti sessuali etero (quindi un orientamento sessuale pur ce l'hanno..), chiedo e domando: non è forse questa una forma di discriminazione basata sul sesso, che va quindi a collidere con l'articolo 3 della Costituzione Italiana diventando di fatto un reato?
La risposta è: certamente si. Non capisco come i gusti sessuali di un prete possano interferire con la sua opera, visto che in ogni caso fanno il voto di castità, quindi che ti piacciano i cani, o le donne o i maschi, comunque devi rinunciarvi. Ma, per la Chiesa, se rinunci alle donne, sei normale, quindi degno di servire Dio. Se rinunci ad un uomo o ad un criceto, sei diverso. E poi mi vengono a dire che La Chiesa non fa distinzioni!
Sto (ri)scoprendo uno "sport" che conosco poco o pochissimo, che non ho mai praticato, ma che mi affascina un casino: le arti marziali (kick-boxing, aikido, et simila..), ma non quelle praticate nelle palestre, dove un simpatico maestro insegna ai bambini i principi di una di queste discipline. Sto parlando dell'Ultimate Fighting Championship (UFC), un torneo che mette uno contro l'altro lottatori di tutto il mondo. In principio sembra non ci fossero regole, e più o meno era tutto concesso. Oggi qualche regola c'è, giusto per evitare che ci scappi il morto. La violenza di certi incontri è davvero notevole, come gli stessi combattenti: omoni grandi e grossi e tanto tanto cattivi. C'è un ring, o una gabbia, e due tizi se le danno di santa ragione. Qualcuno potrebbe non trovarci niente di interessante (intelligente) in due persone che fanno di tutto per ammazzarsi (quasi), apparentemente senza scopo (a parte gli enormi cachet delle gare). Ma a ben guardare non è così. Esiste un codice d'onore molto sentito, e le regole, pur pochissime, sono seguite con scrupolo. Da quello che ho capito, quando credi che stai per morire a causa di qualche presa o di qualche pugno/calcio ricevuto, basta che batti a terra un paio di volte, o cmq interviene l'arbitro a decretare la fine dell'incontro.
Fin'ora non c'è stato neppure un morto, il che parrebbe strano a giudicare dalla mazzate che si menano. Forse una spiegazione c'è: essendo i combattenti tutti grandi e grossi e tecnicamente allenati, difficile che tra di loro arrivino a copparsi. Comunque la cosa che mi affascina è il fatto che una persona, un po' come nella boxe, scende sul ring e il suo obbiettivo è battere l'avversario. Non esistono colori di pelle, pregiudizi, il tuo avversario è semplicemente un avversario, non si guarda in faccia nessuno. Hai delle regole da seguire, e non puoi bluffare. Nel calcio ti butti in aria se ricevi una spintarella e ti danno il rigore. Nel basket fai il blocco, nella palla nuoto sott'acqua si scannano, nel rugby in mischia partono cazzotti e pestoni, il tutto ben nascosto dagli arbitri. Nell'UFC hai solo e solamente la tua abilitià, la tua forza, la tua "cattiveria". Non bluffi, non ti butti in aria di rigore, non puoi scappare dal ring. O finisci al tappeto o vinci. O bianco o nero, senza moviole, polemiche o commenti inutili. Si vedano gli incontri, e si noti che alla fine, salvo rari casi, i combattenti si stringono la mano e/o si abbracciano. Cioè, prima si legnano, si fanno fisicamente molto male, qualcuno si rompe un naso, qualcun'altro rischia la paralisi. Ma, finito l'incontro, l'avverario torna ad essere una persona umana a cui portare rispetto. Penso che ci sia molto più rispetto dell'avversaro in questo sport tremendamente violento che in moltissimi altri sport.
Alla fine si pensa sempre che questi "atleti" siano degli assassini, o cmq che abbiano dei caratteri violenti. Certamente non sono degli angeli, ma credo che molti di loro nella vita di tutti i giorni siano assolutamente normali, anzi, li immagino gentili e disponibili, e mentre il ragazzino viziato con la felpa di Arancia Meccanica fa il figo urlando improperi ad una vecchietta, questi omoni al contrario l'aiutano a portare la spesa, quasi sicuramente è così.
Beccatevi qualche video, è una panoramica di alcuni lottatori di vari tornei e federazioni. Avviso che si tratta di roba cruenta e sicuramente i perbenisti storceranno il naso...
In quei giorni Griselde era decisa, in tutto e per tutto, ad realizzare il suo più grande desiderio: toccare la luna. Dapprima tentò di saltare più in alto che poteva. Saltava e salatava e saltava, ma niente, la luna era ancora irrangiungibile. Passò un serpente con la testa di David Beckam. Guardò Griselde e si mise a ridere. "Ma cosa fai? Non vedi che è impossibile toccare la luna?" Griselde guardò quell'essere viscido, e non gli badò: con quel corpo squamoso e quel volto bellissimo quanto inganevole, non poteva che stare mentendo! Il serpente, perplesso, continuò la sua strada. Griselde, constatando che saltare non serviva a niente, prese una scala, la salì fino in cima, e provò a toccare la luna. Ma essa era ancora troppo distante. Ella non si abbattè, scese dalla scala e scalò il monte più alto della zona. Ci impiegò diversi giorni, faticando molto, sudando e arrancando. Una volta in cima, provò nuovamente. Ma la luna ancora non voleva farsi toccare. "Stupida luna!", urlò lei, "non vedi come ti voglio? Tu sei mia! Non accetto l'idea di non poterti toccare! Sei cattiva, cattiva, cattiva!!".
Un vecchio, che aveva assistito a tutta la scena, in quel mentre si avvicinò. "Griselde", disse, "la luna non si può toccare. Nessuno può farlo. LEI ha deciso di starsene lassù, fra gli astri, non vuole confondersi con noi umani."
"Non mi interessa", urlò Griselde indispettita, "io la amo! Finchè non la tocco non mi darò pace! Io sono l'unica che la ama così. Deve farsi toccare da me!"
"Griselde", disse il vecchio, "LEI ha deciso così. Non ti interessa sapere che non vuole essere toccata? La toccheresti contro la sua volontà, sapendo di non essere desiderata?"
"Si, lo farei", disse Griselde, "perchè sono sicura che vedendo quanto io tengo a lei, non potrà fare a meno di volermi. Deve andare così!"
Il vecchietto, capendo che non poteva fare nulla per dissuadere la ragazza, si allontanò nella nebbia.
Sono passati molti anni, e Griselde sta ancora cercando in tutti i modi di toccare la luna. LEI continua a rimanere alta nel cielo, solitaria e bellissima. Griselde nel frattempo è diventata vecchia, stanca. A furia di saltare ha i piedi rotti e le ginocchia fuori uso. Ormai più nessuno si ferma a parlarle, tutti la riconoscono e la evitano. Nessuno vorrebbe mai avere a che fare con una persona che pretende di possedere le cose che sono di tutti. Le cose esistono e hanno una loro vita, singola, indipendente. Non possediamo che noi stessi. E basta.